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Lo stemma
Nello stemma è
rappresentata l’immagine del pellicano che nutre i propri figli con il
sangue che sgorga dal suo cuore. La simbologia cristologica del
pellicano trae origine, in particolare, dall’Adoro te Devote,
antico canto eucaristico attribuito a San Tommaso d’Aquino, che recita:
«Pie pellicane,
Iesu Domine, me immundum munda tuo sanguine;
cuius una
stilla salvum facere totum mundum quit ab omni scelere».
Le parole di
questo canto hanno fatto del pellicano uno dei simboli eucaristici per
eccellenza. L’iconografia cristiana, a partire dal Medioevo, ha usato
l’immagine del pellicano come allegoria di Cristo che sulla Croce viene
trafitto al costato perdendo sangue e acqua fonte di vita per gli
uomini. Con questo simbolo, dunque, viene evidenziato il sacrificio di
Cristo, la sua totale abnegazione, la sua morte in croce e l’amore del
Padre che invia il proprio Figlio a versare il suo sangue per la nostra
salvezza. Il Pellicano diventa, perciò, figura della Redenzione operata
da Cristo, icona dell’amore, del dono totale di sé, simbolo dell’amore
paterno di Dio.
Dante nella
Divina Commedia accosta la scena dell’Ultima Cena, dove l’apostolo
Giovanni china il capo sul petto del Maestro, con la figura del
pellicano: «Questi è colui che giacque sopra’l petto del nostro
Pellicano, e Questi fue di su la croce al grande officio eletto».
(Divina Commedia, Paradiso Canto XXV, 112-114).
In questo
stemma il pellicano è rappresentato in argento, “smalto” simbolo
della trasparenza, della Verità, sottolineando il messaggio di salvezza
che il Signore proclama nel rispondere a Tommaso: «Io sono la via, la
verità e la vita» (Gv 14, 6).
Il “campo”
dello scudo è in azzurro, simbolo della incorruttibilità del
cielo; rappresenta il distacco dai valori terreni e l’ascesa dell’anima
verso Dio.
La croce
doppia, arcivescovile (detta anche “patriarcale”) con due bracci
traversi all’asta, in oro, posta in palo, ovvero verticalmente
dietro lo scudo è una croce “trifogliata” con cinque gemme rosse a
simboleggiare le cinque piaghe di Cristo.
Il motto
Il motto
riprende le parole d’inizio del “Magnificat” (Lc 1, 46) con cui
la Vergine, dopo il saluto di Elisabetta, inneggia al Signore.
Il Magnificat (Lc
1, 46-55), cantico che si ispira a
quello di Anna riportato nell’Antico Testamento (1 Sam 2,1-10),
è un canto che rivela la spiritualità degli anawim biblici, ossia
di quei fedeli che si riconoscevano “poveri” non solo nel distacco da
ogni idolatria della ricchezza e del potere, ma anche nell’umiltà
profonda del cuore, spoglio dalla tentazione dell’orgoglio, aperto
all’irruzione della grazia divina salvatrice. Tutto il Magnificat
è, infatti, marcato da questa “umiltà”, in greco tapeinosis, che
indica una situazione di concreta umiltà e povertà.
L’anima di
questa preghiera è la celebrazione della grazia divina che ha fatto
irruzione nel cuore e nell’esistenza di Maria, rendendola Madre del
Signore. Nelle parole del Magnificat ella non vede il segno della
grandezza sua, ma di quella del suo Signore. “L’anima mia megalùnei,
magnificat, fa grande il Signore”. Maria si annienta di
fronte a Dio per cantare la lode della Sua onnipotenza e misericordia.
L’intima struttura del suo canto orante è la lode, il ringraziamento, la
gioia riconoscente. La Madonna con questa lode del Signore dà voce a
tutte le creature redente che nel suo “Fiat”, e così nella figura di
Gesù nato dalla Vergine, trovano la misericordia di Dio.
Nel ricordare
le opere divine il canto del Magnificat evidenzia lo “stile” a cui il
Signore della storia ispira il suo comportamento: egli si schiera dalla
parte degli ultimi. Il suo è un progetto che è spesso nascosto sotto il
terreno opaco delle vicende umane, che vedono trionfare “i superbi, i
potenti e i ricchi”. Eppure la sua forza segreta è destinata alla fine a
svelarsi, per mostrare chi sono i veri prediletti di Dio: “Coloro che lo
temono”, fedeli alla sua parola; “gli umili, gli affamati, Israele suo
servo”, ossia la comunità del popolo di Dio che, come Maria, è
costituita da coloro che sono “poveri”, puri e semplici di cuore. E così
questo canto ci invita ad associarci a questo piccolo gregge, ad essere
realmente membri del Popolo di Dio nella purezza e nella semplicità del
cuore, nell’amore di Dio. |